Marco Toso Borella

Glass Art

IL VETRO DI MURANO

Il vetro è la prima materia di sintesi della storia. La sua scoperta risale al terzo millennio A.C. nell’area mesopotamica ma la scoperta rivoluzionaria della soffiatura che permise la realizzazione di bicchieri è datata I secolo A.C a Gerusalemme.

Al mondo esistono diverse tipologie di vetro, che si differenziano sostanzialmente per la formula chimica di composizione. Tutti i vetri si compongono di sabbia silicea, di una sostanza definita “fondente” che ne abbassa la temperatura di fusione, e di altri materiali che ne influenzano stabilità, colore, qualità e trasparenza.

Tra tutte le diverse tipologie di vetro quello di Murano è da sempre considerato il Vetro per eccellenza, tanto da diventarne quasi il sinonimo.

A rendere speciale il Vetro di Murano è l’utilizzo, nella sua composizione, di un elemento in grado di allungarne i tempi di solidificazione e quindi di permettere di creare delle forme più elaborate: il “fondente”, la soda, un tempo estratta dalle ceneri di piante mediterranee (salicornia, salsola kali, roscano), e in epoca moderna elaborata attraverso processi chimici (Solvay, Leblanc).

La materia prima “Vetro di Murano” che il Maestro utilizza come una tela per le sue opere d’arte.

MURANESI, VETRAI PER NASCITA

A questi elementi principali si son aggiunti nei secoli scoperte, tecniche, composizioni, formule, veri e propri “brevetti di ricette” che i muranesi chiamavano “partìe” e che si sono tramandati nei secoli attraverso foglietti e libretti gelosamente custoditi lasciati in eredità alle generazioni successive. 

Fin dall’antichità Venezia ha individuato nell’isola di Murano il luogo esclusivo di produzione vetraria, ma nel 1291 la Repubblica Serenissima sancisce ufficialmente che le vetrerie devono essere situate solo e soltanto nell’isola di Murano (creando di fatto il primo distretto industriale della storia) e che solo i nati a Murano possono lavorare nel settore. Una scelta dovuta alla volontà di preservare il centro storico dal rischio di incendi ma soprattutto per esigenze di “protezionismo” del knowhow che rendeva Venezia la numero uno al mondo in questo mercato.

Per poter lavorare il vetro era quindi necessario nascere a Murano da una famiglia muranese iscritta al libro d’oro di Murano. Non era un’appartenenza nobiliare ma di categoria professionale che donava vantaggi e privilegi esclusivi. Tutti a Murano, perciò, vivevano di vetro. 

Ogni famiglia si specializzava in una particolare tecnica artistica, nella produzione di specifici prodotti e in tutti quei servizi accessori al processo produttivo, sempre custodendo gelosamente le ricette generazione dopo generazione. 

Un esempio di “quaderno delle partie” muranese

L’ARTE DELLA FAMIGLIA “TOSO BORELLA”

L’antica famiglia Toso è presente a Murano fin dalla metà del XIV secolo e risulta iscritta nel Libro d’Oro isolano fin dal XVII secolo.

La presenza massiccia dei “Toso” in un ambito ristretto come Murano portò alla nascita di numerosi soprannomi: Borella è uno di quelli.

Il ramo “Borella” della famiglia Toso si specializzò nell’arte del graffito su foglia d’oro, antica tecnica applicata alla decorazione di bicchieri, coppe, vasi, piatti. 

UN POSTO NEI LIBRI DI STORIA DELL’ARTE

Oggi Marco Toso Borella è considerato il massimo esponente internazionale dell’antica tecnica artistica di famiglia  del “graffito su foglia d’oro”, per la quale è citato anche nella pubblicazione Artists Techniques and Materials pubblicata nel 2006 da The J. Paul Getty Museum di Los Angeles, unico artista vivente del volume, affiancato a artisti del calibro di Leonardo Da Vinci, Michelangelo, Giotto.

Le sue opere sono conservate in collezioni private di tutto il mondo ed esposte permanentemente anche nel Museo del Vetro di Murano. 

La sua Via Crucis è esposta all’interno della Basilica di San Donato di Murano.

La pregiata materia prima Vetro di Murano
con la creatività di Marco Toso Borella è elevata a opera d’arte assoluta,
che può incarnare le personali interpretazioni dell’artista di soggetti, concetti, suggestioni, in un costante e inesauribile dialogo tra passato e futuro.