Marco Toso Borella | Glass Art

Arte nel Dna

UN PATRIMONIO ARTISTICO NEL DNA

Marco Toso Borella cresce a Murano in un contesto economico e sociale in cui il Vetro Artistico è protagonista assoluto, ma egli inizialmente è ignaro del patrimonio artistico dei suoi antenati che scorre nelle sue vene.

Fin da bambino esprime uno spiccato e innato talento per il disegno, ma la sua famiglia dal secondo dopoguerra si è specializzata nella produzione di cornici lignee ornamentali per gli specchi muranesi e nella fabbricazione di imballaggi e, quindi, non ha modo di apprendere per emulazione diretta l’antica arte del graffito su oro che ha sempre contraddistinto i Toso Borella.

Sarà solo da ragazzo che inizierà a cercare negli archivi e nelle biblioteche veneziane e muranesi le origini dell’arte della sua famiglia e che scoprirà il patrimonio artistico legato alla sua famiglia. 

Egli infatti scopre di appartenere al ramo della famiglia Toso noto con il soprannome di “Borella”, da secoli specializzato nell’arte del “graffito su oro”.

Con le sue ricerche risale all’indietro della storia fino a sei generazioni potendo dimostrare che l’antica tecnica era praticata dai suoi antenati almeno dal 1600. 

Una vecchia cartolina 

NEL LIBRO D’ORO DI MURANO DAL XVII SECOLO

L’antica famiglia Toso è presente a Murano fin dalla metà del XIV secolo e inclusa nel Libro d’Oro isolano, dunque autorizzata a lavorare il Vetro Artistico, agli albori del XVII secolo.

Appartenere al nobile registro era considerato un privilegio molto ambito, poiché permetteva a coloro che v’erano iscritti di appartenere ufficialmente alla Cittadinanza Muranese, e poter così in modo esclusivo esercitare l’arte vetraria, oltre che partecipare alla gestione della Magnifica Comunità di Murano.

La Famiglia Toso si contraddistinse nella vita pubblica ed artistica della città, offrendo personalità di valore e spicco a ricoprire cariche di responsabilità, anche in ambito ecclesiastico.

E’ il caso di Giovanbattista Toso, Parroco di San Donato dalla fine del XVIII secolo.

Giovanbattista Toso, parroco di Murano dalla fine del XVIII secolo

L’ORIGINE DEL SOPRANNOME “BORELLA”

La presenza massiccia dei Toso o Tosi in un ambito così ristretto come Murano, portò alla nascita di numerosi e spesso coloriti soprannomi, allo scopo di differenziare i vari rami della famiglia. “Borella” è uno di questi. I Toso Borella si contraddistinsero nell’arte della pittura su vetro e in quella della fabbricazione delle elaborate cornici dei famosi specchi veneziani. 

Verso la fine del XIX secolo, ci fu la rinascita dell’arte vetraria muranese, decaduta notevolmente dopo i domini napoleonico ed asburgico. Si dedicarono alla riscoperta decorazione a smalto su vetro parecchi maestri muranesi quali Giovanni Albertini, Leopoldo Bearzotti, Antonio Tosi.

Tra loro, un posto di rilievo lo merita Francesco Toso Borella. (1846-1905).

L’antico stemma dei “Toso Borella”

FRANCESCO TOSO BORELLA

Francesco, autodidatta, nel 1873 donò al Museo Vetrario uno splendido piatto ornato a smalti. Raccolse premi e riconoscimenti internazionali a partire dal 1888 e realizzò nella sua isola forse i più bei vetri decorati del suo tempo. 

In questa ottica vanno citate alcune coppe rosso-violacee decorate a smalti e foglia d’oro graffita; due di queste sono conservate tuttora presso il Museo Vetrario di Murano. Sono firmate seguendo la maniera tipica dei Toso Borella: con le iniziali F(rancesco). T(oso). B(orella).

Nel 1900, Francesco partecipò all’Esposizione Universale di Parigi, ottenendo riconoscimenti che gli valsero fama ed onori. Le sue opere furono apprezzate in tutto il mondo, alla pari di quelle dei grandi Gallè, Daum e Lalique.

Nel 1901, decorò per la Casa Reale dei Savoia 1100 bicchieri in stile floreale che, in onore alla committente, sarà denominato per sempre “Regina Margherita”.

La fama dei Toso Borella indusse le massime autorità a commissionare loro lavori di grande prestigio. Lo stile tipico della decorazione di Francesco differiva da quelli coevi per la grande raffinatezza dei colori e per la delicatezza del segno.

Francesco riprodusse una coppa medievale decorata  trovata a pezzi tra le macerie del campanile di San Marco crollato nel 1902, coppa che venne presentata all’Esposizione Mondiale di St. Louis, U.S.A., nel 1903.

Una coppa decorata da Francesco Toso Borella

VITTORIO TOSO BORELLA

Fu Vittorio (1878–1915) che seguì degnamente le orme del padre. Egli, infatti, fu autore apprezzatissimo di vasi e bicchieri in stile Art Nouveau che lui continuava a firmare con la sigla V. T. B. o V.T.Borella.

La fama dei Toso Borella fruttò caricature, articoli e ritratti su giornali dell’epoca che videro anche parecchie inserzioni della ditta “ Vittorio Toso Borella ”.

Un ritratto di Vittorio Toso Borella

LE DONNE ARTISTE: ROSALIA, LINDA, ALICE, AMALIA  TOSO BORELLA

Non vanno dimenticate Rosalia, Linda, Alice e Amalia Toso Borella, sorelle di Vittorio, abili pittrici che si contraddistinsero anch’esse nell’arte vetraria propria della famiglia.

Un frammento di una vecchia fotografia di famiglia

L’ARTE DEI MARANGONI

Nel secondo dopoguerra la vena artistica vetraria della famiglia Toso Borella sembra indebolirsi in favore dell’altra peculiarità della famiglia: l’arte dei “marangoni” ovvero dei falegnami.

L’attività si orienta perciò più pragmaticamente verso la costruzione di strutture lignee per specchi, ricevendo anch’essa premi e riconoscimenti internazionali.

I celebri specchi muranesi

MARCO TOSO BORELLA

Sarà infine un adolescente e autodidatta Marco Toso Borella, verso la fine degli anni ’70, a riscoprire e recuperare quella tradizione artistica dei suoi antenati elevandola ad un livello superiore di arte pittorica.

Oggi Marco Toso Borella è considerato il massimo esponente internazionale dell’antica tecnica artistica di origine romana e bizantina che appartiene alla sua famiglia da più di sei generazioni.

Le sue opere sono conservate in collezioni private di tutto il mondo ed esposte permanentemente anche nel Museo del Vetro di Murano.

La sua Via Crucis è esposta all’interno della Basilica di San Donato di Murano.

L’evoluzione artistica contemporanea di Marco Toso Borella