L’opera si presenta come un complesso palinsesto iconografico, dove la millenaria tecnica veneziana del graffito su metalli preziosi viene reinterpretata in chiave contemporanea. Il fondo, dominato dal fulgore dell’oro zecchino e dell’oro bianco, funge da spazio metafisico in cui convergono archetipi classici, simbolismo dantesco e memorie storiche.
Il Nucleo Dantesco e lo Smarrimento: Nel registro inferiore sinistro, la figura stante di Dante Alighieri, avvolta nell’iconico lucco rosso, è colta nel momento del nekyia, la discesa nel sé profondo.
La “selva oscura” è qui sintetizzata da tre arbusti spogli, presidiati dalle tre fiere (lonza, leone e lupa), simboli dei vizi che ostacolano l’ascesa morale. La prossimità del Poeta a una testa colossale marmorea, relitto del massimo compositore di tutti i tempi (Beethoven) ormai silente, sottolinea il tema della caduta delle grandi civiltà e della cultura, trasformata nella vuota sintesi dell’Avatar , leitmotiv dell’intera collezione
BABEL L’Architettura del Passaggio:Il centro della composizione è solcato da un ponte senza gradini, elemento architettonico di estrema sintesi lineare che scavalca un corso d’acqua turbolento. Il riferimento è duplice: da un lato il Rubicone storico, simbolo del rischio e della scelta irreversibile; dall’altro, il superamento del fiume dell’ignavia. L’assenza di scalini denota la fluidità e la perentorietà della decisione necessaria per uscire dal limbo della neutralità e affrontare il proprio destino.
L’Iconografia della Vittoria: In posizione zenitale destra, spicca un inserto figurativo in stile cloisonné bizantino, raffigurante San Giorgio che uccide il drago. La resa cromatica, affidata a smalti saturi e contorni netti, eleva la scena a simbolo della Vittoria definitiva della Sophia (Sapienza) sul Caos. Se Dante incarna lo sforzo del cammino (Midway), San Giorgio rappresenta il traguardo luminoso: la risoluzione del conflitto tra l’umano e il divino.